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Al fine di generare nuova occupazione, in particolare giovanile, e la semplificazione degli adempimenti delle imprese, il governo del Presidente Renzi ha approvato un decreto legge che riguarda le condizione del contratto a tempo determinato,  modificando in maniera sostanziale il Decreto Legislativo n. 368 del 2001.
Non è più necessario che il datore di lavoro indichi le ragioni che giustificano il termine (ossia la data di fine contratto).
Le imprese che occupano più di 5 dipendenti devono rispettare il limite di avere solo il 20% dell’organico complessivo come numero complessivo di contratti a termine stipulabili.  Al di sotto di 5 dipendenti, la stipula è libera, anche oltre il 20%. Inoltre, sarà possibile prorogare i contratti a termine più volte, purché si resti entro il limite di 3 anni.
Per quanto riguarda i contratti di apprendistato, per assumere nuovi apprendisti non sarà più necessario, al termine del percorso formativo,  confermare in servizio quelli precedenti. Il decreto elimina l’obbligo del datore di lavoro di integrare la formazione professionalizzante con l’offerta formativa pubblica, e la retribuzione degli apprendisti viene fissata al 35% del livello contrattuale d’inquadramento.

Infine, è prevista la smaterializzazione del DURC (documento unico di regolarità contributiva) che da ora in poi dovrà essere compilato in modo digitale, sostituendo il documento cartaceo con un modulo che i richiedenti potranno compilare su internet.
Dando uno sguardo alle statistiche in Europa il tasso di disoccupazione giovanile è circa del  23,4%, e in Italia al 42,2% per la fascia d’età 15-24 anni ; in Sicilia e in  Calabria un giovane su due è senza lavoro.  Queste nuove modifiche saranno lo stimolo necessario per uscire dalla crisi? Speriamo proprio di sì!
Dai un’occhiata al documento:

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