Lo scambio giovanile Words Can Hurt – Shake them Off!, organizzato dall’associazione Per Esempio, avrà luogo a Palermo dal 08 al 13 maggio 2017 e vedrà la partecipazione di 48 giovani tra i 18 e i 30 anni, provenienti da: Italia, Turchia, Germania, Spagna, Francia, Ungheria, Svezia e Grecia.

L’obiettivo generale del progetto è quello di contrastare ogni forma di discriminazione e violazione dei diritti umani, dunque combattere l’estremismo e l’incitamento all’odio online.

Il periodo attuale è caratterizzato da un uso smodato e costante di internet e dei digital devices. Questa condizione di connettività illimitata, porta ad un uso improprio dei nuovi mezzi digitali, che spesso sfocia nel fenomeno dell’hate speech online. Con tale espressione, spesso tradotta in italiano con la formula “incitamento all’odio” , si intende un una tipologia di discorso che non ha altra funzione se non quella di esprimere odio e intolleranza. Esso indica, più ampiamente, un genere di offesa fondata su una qualsiasi discriminazione (razziale, etnica, religiosa, di genere, ecc.) ai danni di una persona o di gruppo di persone. Il suo obiettivo non è semplicemente di procurare un danno alla persona, ma esso vuole annientare l’identità vittima e, insieme, del gruppo sociale differimento.

Secondo numerosi studi, il target che utilizza con maggiore frequenza e disinvoltura i media digitali, è riconducibile ai giovani dai 12 ai 25 anni, che sono molto abili nell’uso delle nuove tecnologie. Quella attuale è la prima generazione cresciuta in una società nella quale internet è parte integrante della vita quotidiana. Il 90% degli adolescenti in Italia sono utenti di internet, il 98% di questi dichiara di avere un profilo su uno dei social network più conosciuti e usati (facebook, twitter) e il 52% di giovani utenti si connette almeno una volta al giorno. I social network sono i nuovi luoghi digitali di aggregazione, quelli dove l’accettazione sociale è quantificata a “colpi di like”, dove nascono alleanze e si attacca chi la pensa in maniera diversa, in cui ci si divide tra “haters” e “victims”.

Gli “haters” possono essere degli sconosciuti, oppure persone conosciute che on line si fingono altri che, aiutati dalla percezione di invisibilità ed anonimato, si spingono a manifestare comportamenti che nella vita reale probabilmente eviterebbero di mostrare. L’aggressore si nasconde dietro uno schermo, umilia la vittima e divulga materiale senza la paura di essere scoperto e punito. Le vittime di questi comportamenti solitamente non denunciano i fatti alla polizia o ai genitori perché, spesso, loro stessi partecipano alle dispute on line o si rendono responsabili di questi comportamenti. Data l’elevata diffusione del fenomeno sia a livello nazionale che europeo, l‘Italia ha aderito al “No Hate Speech movement”, una campagna lanciata dal Council of Europe come tutela dei diritti umani on line. L’obiettivo di tale movimento è quello di scoraggiare l’incitamento all’odio che sfrutta il web, appellandosi alla libertà d’espressione (art.10 – Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo) e non riconoscendo il divieto di discriminazione ( art. 14 della stessa Convenzione).

 

Obiettivo del progetto è quello di offrire ai giovani partecipanti un’opportunità di confronto e riflessione che conduca a: contrastare ogni forma di discriminazione e violazione dei diritti umani, dunque a combattere l’estremismo e l’incitamento all’odio online;  accrescere nei giovani la consapevolezza del proprio comportamento in rete e dei sui pericoli; aumentare nei partecipanti la consapevolezza dei pericoli dell’hate speech online in quanto minaccia ai diritti umani fondamentali e alla democrazia.
Inoltre, il progetto aspira alla costruzione di relazioni positive tra i giovani provenienti da diversi background incoraggiando in loro una riflessione sulla propria cultura di appartenenza.

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