In News, Progetti Per Esempio Onlus, Words can hurt

Lunedì prossimo 48 giovani tra i 18 e i 30 anni provenienti da tutta Europa si incontreranno a Palermo. Per una settimana si confronteranno e svolgeranno attività legate al tema dell’hate speech, il linguaggio aggressivo in rete. “Words Can Hurt. Shake them off!” è il titolo del progetto che li vedrà protagonisti, il cui obiettivo è quello di
contrastare ogni forma di discriminazione e violazione dei diritti umani e quindi combattere l’estremismo e l’incitamento all’odio online.
I ragazzi, provenienti da Italia, Francia, Germania, Grecia, Spagna, Svezia, Turchia e Ungheria saranno accolti presso il Convento dei Carmelitani a Ballarò e qui, insieme ai nostri operatori, svolgeranno attività di formazione e sensibilizzazione sull’uso improprio dei mezzi digitali e sul rispetto dei diritti umani in rete.
L’hate speech online, spesso tradotto in italiano con la formula “incitamento all’odio”, rappresenta una tipologia di discorso che ha l’unica funzione di esprimere odio e intolleranza. Esso indica più ampiamente un genere di offesa fondata su una qualsiasi discriminazione (razziale, etnica, religiosa, di genere, ecc.) ai danni di una persona o
di un gruppo di persone.
I progetto si rivolge ai giovani poiché, secondo numerosi studi, il target che utilizza con maggiore frequenza e disinvoltura i media digitali è riconducibile a ragazzi dai 12 ai 25 anni, molto abili nell’uso delle nuove tecnologie. Quella attuale è la prima generazione cresciuta in una società nella quale internet è parte integrante della
vita quotidiana. Questo diventa il luogo dove l’accettazione sociale è quantificata a “colpi di like”, dove nascono alleanze e e si attacca chi
la pensa in maniera diversa, in cui ci si divide tra “haters” e “victims”.

Data l’elevata diffusione dl fenomeno sia a livello nazionale che europeo, l’Italia ha aderito al “No Hate Speech Movement”, una campagna lanciata dal Council of Europe per la tutela dei diritti umani online. Il suo obiettivo è quello di scoraggiare l’incitamento all’odio che
sfrutta il web, appellandosi alla libertà di espressione (art.10 – Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo) e non riconoscendo il divieto
di discriminazione (art.14 della stessa Convenzione).

“Words Can Hurt offrirà ai giovani partecipanti un’opportunità di confronto e riflessione sul linguaggio da adottare in rete”, commenta Anna Di Paola, ideatrice e responsabile del progetto per conto di Per Esempio. “La consapevolezza dei giovani rispetto al loro comportamento
in internet e ai relativi pericoli, è il presupposto per evitare che possano ricorrere a un linguaggio che, come dice il titolo del progetto, può ferire gli altri”.

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