In News

L’operatore sociale, l’educatore territoriale, il lavoratore del terzo settore in generale, anche se ancora considerate come nuove professioni, hanno ormai una storia che richiede di verificarne lo statuto alla luce dei cambiamenti sociali. Perché sono qui? Chi me lo ha fatto fare? Cosa sto facendo? Sono queste le domande che nei momenti di crisi ogni educatore si trova ad affrontare.

 

Il ciclo di cinque incontriAnatomia dell’Irrequietezza” ha proposto un percorso che affrontasse alcune delle questioni legate alla figura dell’operatore sociale che, nel vortice dell’operatività, spesso non trovano spazio. Pensare al senso di questo ruolo, affrontando le questioni che lo ispirano, diventa un passo necessario a ridisegnare i tratti di questa professione. 

 

I cinque incontri sono stati rivolti sicuramente a operatori sociali, ma non solo. Il loro obiettivo è quello di toccare questioni che riguardano in generale il lavoro nei territori, il lavoro di cura e l’intervento sociale inteso nel senso più ampio possibile.

 

Nell’iniziativa sono stati coinvolti relatori provenienti da ambiti diversi, come uno psicoterapeuta, un architetto, un pedagogista ed un antropologo, proprio perché l’operatore sociale si trova ad essere un po’ tutte queste cose senza mai essere lo specialista di nessuna.

 

Il ciclo di incontri è stato promosso WeWorld Onlus e da Per Esempio Onlus all’interno della cornice del progetto Frequenza 200 e dell’omonimo network nazionale impegnato da 5 anni nella promozione e nella diffusione di pratiche e metodologie di intervento per il contrasto alla dispersione scolastica.

 

Gli incontri, di cadenza settimanale, sono stati tenuti da Salvatore Cavaleri, Calogero Lo Piccolo, Ferdinando Fava, Giuseppe Burgio e Giuseppe Marsala presso lo spazio Moltivolti a Ballarò.

 

0

Digitare il termine da cercare e premere invio