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Arte e inclusione sociale con In My Art: continua il percorso del nostro progetto tra sfide e opportunità

 

Malgrado la sfida del Coronavirus, il progetto “In my Art” sta procedendo a Palermo come nelle 7 città dei 6 paesi coinvolti (Inghilterra, Spagna, Grecia, Francia, Germania, Italia) grazie all’energia e alla determinazione di un gruppo di ricerca multietnico: Angie, Arianna, Destiny, Stefania, Elena, Ibra e Alhagie formano la bella squadra di ricercatori sul tema dell’arte come strumento che promuove l’inclusione sociale.

Perché questa ricerca? Lo scopo è dare voce ai giovani su come forme espressive artistiche possano contribuire a creare comunità sempre più inclusive e interculturali. Come dice Arianna “credo che l’arte sia il mezzo di comunicazione più forte e la sua caratteristica fondamentale è quella di arrivare dritto al cuore di chi la osserva e di chi la crea. La sua unicità è immensa, la sua capacità di unire le persone lo è ancor di più! Ed è per questo che assieme ai miei compagni ci stiamo impegnando affinché tutti possano comprendere il suo potere e possano vedere la bellezza di un mondo a colori!” e così, come dice Stefania,  “creare connessioni con gli altri, anche con chi apparentemente sembra estremamente diverso”.

Come si svolge questa ricerca, vi chiederete?

All’inizio, questo gruppo dai vari orizzonti ha riflettuto sul significato del termine ‘ricerca’: cos’è l’arte? L’inclusione sociale? Chi sono i giovani e a chi si rivolge esattamente questo progetto? Cos’è una comunità? Come la vorremmo? La multicultura esiste in natura o si costruisce? Così, tramite attività di educazione non formale ciascuno ha contribuito con il proprio pensiero e la propria esperienza. Secondo Angie “è stato incredibile il modo in cui ci siamo lasciati coinvolgere attività di team building e confrontati su temi importanti tra di noi”.

Parallelamente alla costruzione del team di lavoro, la squadra di giovani ricercatori e ricercatrici ha elaborato le domande della ricerca, insieme ai gruppi guidati dalle organizzazioni degli altri paesi europei coinvolti nel progetto.

L’intento è stato quello di selezionare e sintetizzare le domande comuni e facilmente trasferibili in diversi contesti socio-culturali. Ed è stato proprio nel momento di “stretching” e preparazione alla conduzione delle interviste che un virus ha fatto irruzione nella nostra vita, mettendoci di fronte a tante sfide! Allora, come spiega Elena, “insieme agli altri ragazzi ci siamo dovuti organizzare e trovare delle soluzioni alternative per andare avanti, perché crediamo veramente in questo progetto e abbiamo voglia di portarlo a termine”.

Trasformando questa sfida in apprendimento, Ibra ha colto “l’opportunità di sviluppare nuove competenze digitali, soprattutto nello studio di problemi per apportare soluzioni. Così ho imparato a lavorare in squadra e anche a distanza”.

Le interviste, così, sono state realizzate tramite videochiamate e telefonate, un’esperienza attraverso la quale Alhagie ha “imparato come intervistare le persone ma anche come fare capire alle persone di essere in ascolto”.

Anche da casa, il gruppo porta avanti attività volte a far conoscere il progetto e a incoraggiare la partecipazione di altri giovani, come nel caso dell’incontro su Radio Comunitaria, una nuova frequenza web nata a Palermo grazie alle associazioni locali Maghweb e Arci Tavola Tonda che offre spazio all’informazione autentica: “è stato molto motivante e divertente farne parte” (Angie).

 

Il progetto prosegue quindi nel suo cammino grazie ai suoi ricercatori e alle sue ricercatrici, ambasciatori e ambasciatrici della possibilità del cambiamento verso un mondo più inclusivo.

Le fasi successive vedranno la pubblicazione dei risultati della ricerca, un lavoro che offrirà interessanti spunti di riflessione alla città e alla sua comunità e che servirà a pianificare e realizzare dei laboratori artistico-creativi guidati dai giovani in tutte le città dove hanno sede le organizzazioni partner del progetto. I laboratori si ispireranno all’esperienza di Arte migrante.

Infine, dopo 9 mesi di sperimentazione, saranno analizzate e sintetizzate le esperienze vissute in ciascun Paese d’Europa al fine di elaborare delle linee guida volte ad offrire strumenti per comprendere e applicare pratiche basate sulle arti come veicolo per la costruzione di comunità inclusive e interculturali.

Hai tra i 16 e i 26 anni e vuoi unirti al gruppo di ricerca? Puoi farlo scrivendo una email a e.firetto@peresempionlus.org (Emanuela) o contattandoci sulla pagina Facebook di Per Esempio Onlus.

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